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Veneto

 

Venezia, appartata nella sua laguna, ebbe una storia del tutto particolare, tanto che i lavori di forgiatura dei maestri locali non assomigliano per niente a quelli delle altre città d'Italia. L'arte dei marzeri (arte fabbrile), già attiva nella Repubblica veneta fin dall'anno 942, comprendeva otto mestieri: lattonieri, balanzeri, ferramenta, piombo...

Nel Capitolare del XIII secolo venivano indicate addirittura curiose prescrizioni per l'ingegno della toppa e della chiave e ordinanze riguardanti l'apprendistato e l'esame finale da sostenere per ottenere il titolo di capomistro (maestro) e poter così far parte dell'associazione.

Chiave da portone. Veneto fine XVII secolo. Questo tipo di chiave, con il particolare disegno "a mosone" dell'impugnatura incontrò così tanto il gusto dell' epoca che ne furono costruiti un po' ovunque in Europa. Impugnatura ovale, con anellino di sospensione e rosone a otto settori, base con modanature, canna ottagonale, pettine rettangolare con intagli diritti e a croce e fronte sporgente. Lunghezza 19 centimetri.

Venezia non produsse lavori paragonabili a quelli del rinascimento senese, fiorentino o milanese; preferì il bronzo, oppure si procurò lavori in ferro dalle città assoggettate: Brescia, Bergamo Verona... La Serenissima ebbe una propria esclusiva attività nel periodo di massimo splendore delle Repubbliche Marinare (fine XV secolo), dopo le conquiste delle coste orientali del Mediterraneo e i numerosi contatti commerciali con l'Oriente bizantino e musulmano.

Gli artigiani veneti del ferro battuto lavorarono in quell'epoca le impugnature delle chiavi in un disegno esclusivo che successivamente andò allargandosi alle provincie italiane conquistate. Vennero prodotte le chiavi con l'impugnatura a rosone con il disegno fiorito o a settori, nelle quali è possibile intravedere qualcosa dell'estrema raffinatezza dell'Oriente. Questo tipo di chiave, dalla fine del '400 in poi, divenne il tema fisso dei maestri artigiani veneziani del ferro battuto e riscosse un tale successo che ne vennero costruite in tutta Europa fino alla fine del '600.

La decorazione consisteva nel riempimento dell'impugnatura con delle lamelle che, assemblate le une alle altre mediante brasatura, formavano disegni di incredibile bellezza, simili a quelli dei fastosi rosoni delle cattedrali gotiche francesi. Sulla sommità dell'impugnatura veniva spesso aggiunto un anello (anellino di sospensione) di forma circolare, ovale, a torre o a corona, che serviva per l'inserimento della chiave nel portachiavi.

Chiavi da mobile. Venezia XVII e XVI secolo. Impugnatura ad arco rientrante, fascetta di tenuta (base) con scanalature, canna trilobata con profilo rettangolare sporgente dalla parte del pettine, pettine rettangolare con mappa traforata e fronte sporgente a dieci denti (la prima). Impugnatura ovale con anellino di sospensione e decorazione interna a volute, base di notevoli dimensioni, canna liscia, pettine rettangolare con intagli a croce e fronte sporgente (l'altra). Lunghezza 14 e 19 centimetri.

La base, mai assente, ricorda la forma dei famosi pozzi in pietra delle calle veneziane. L'asta è sempre cava con foro di sezione circolare e profilo esterno di forma tonda, per le chiavi comuni, o poliedrica per quelle più importanti. La tecnica usata per la costruzione di questo tipo di chiave fu quella della chiave femmina assemblata, la stessa usata per la costruzione delle chiavi comuni con l'impugnatura ad arco rientrante. Queste ultime si differenziano da quelle, molto simili, dello stesso tipo alto-atesine per alcuni piccoli particolari: L'impugnatura più schiacciata, la base più accentuata e il pettine con intagli verticali contrapposti anzichè orizzontali sul fronte o traforati all'interno.

Chiavi da mobile. Veneto, XVI e XVII secolo. Forma tipica delle chiavi comuni: impugnature ad arco rientrante, fascette di tenuta (base), canne lisce, pettine a intagli diritti e contrapposti. Tecnica di costruzione: femmina forgiata e assemblata. Lunghezza 13 centimetri la più grande e 7 centimetri la piccola.

Un noto artefice fabbrile di quell'epoca di cui si hanno tracce fu Bovino da Campione (1380). Di questo grande maestro si possono ammirare le maestose recinzioni delle tombe scaligere di Verona. Nell'epoca barocca Venezia, pur avendo avuto il privilegio di dare il nome a una delle più leggiadre forme d'arte sorte in Italia, il Barocchetto, non seppe dare lo stesso riscontro all'arte della forgiatura delle chiavi e serrature.

Serratura da cassapanca con chiave a gancio per il bloccaggio del coperchio. Veneto, XVI secolo. Piastra in lamiera ricavata dal massello con nervature perimetrali di rinforzo. Chiave con impugnatura a rosone a sei settori e anellino di sospensione romboidale, fascetta di rinforzo (base) con scanalature, canna ottagonale, pettine rettangolare con intagli diritti. Dimensioni della serratura 12 x 12 centimetri, lunghezza della chiave 12.5 centimetri.

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