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Nascita della chiave

Non esistendo testi o documenti che possano testimoniare la storia della chiave dalla sua nascita fino al momento in cui ha cominciato a prendere la forma a noi famigliare, cercherò attraverso delle supposizioni e con un po' di fantasia, di indicarne le presunte tappe iniziali.

Una delle esigenze principali per i primi uomini che abitarono la terra fu quella di proteggersi dalle intemperie e dagli animali, cioè quella di trovarsi un rifugio. All'inizio furono caverne naturali, poi semplici costruzioni fatte con rami e pietre. Le poche ricchezze che possedevano, viveri per sfamarsi, pelli per coprirsi e legna per riscaldarsi, bastarono ad attirare le rapine degli animali, ma soprattutto quelle dei loro simili (homo homini lupus). A causa di ciò pensarono necessario nascondere l'ingresso mimetizzandolo inizialmente con degli arbusti o con massi di pietra; poi, per rendere sempre più pratica l'operazione, costruirono vere e proprie barriere mobili (porte).

Le prime è probabile fossero costruite con rami fissati tra loro con giunchi; col passare del tempo, predisposero vere e proprie porte assemblate con rami e le fissarono con giunchi o lacci di pelle a un palo infisso nel terreno per facilitarne la rotazione. L'obiettivo successivo, il più importante per il tema trattato in questo libro, fu quello di impedirne l'apertura alle persone estranee. Il desiderio di poter abitare nel proprio rifugio con la certezza che nessun indesiderato avrebbe violato la propria intimità portò i primi uomini a ideare una chiusura (serratura) semplice ma efficace. Usando le biforcazioni naturali di alcuni rami, utilizzati per la costruzione della porta, come supporti a un robusto bastone, resero impossibile l'apertura della porta dall'esterno (catenaccio).

 

Porta primitiva

1) Palo di sostegno infisso nel terreno
2) Giunchi di fissaggio e di rotazione della porta (cardini)
3) Biforcazioni dei rami (servivano da supporto al bastone di bloccaggio)
4) Rami fissati fra di loro con giunchi
5) Bastone o spranga
6) Palo di battuta infisso nel terreno

La porta veniva fissata con giunchi a un palo infisso nel terreno. Il bloccaggio era possibile solo dall'interno per mezzo di un bastone posto trasversalmente.

Il passo successivo, ossia quello di bloccare la porta anche dall'esterno, a causa delle limitatissime nozioni tecniche possedute, suppongo debba essere stato molto complesso da realizzare. Vi riuscirono, molto probabilmente, incernierando l'estremità del bastone (spranga) al montante di battuta della porta in modo da permetterne l'oscillazione.

Il bastone veniva sollevato con un pezzo di legno ricurvo infilato attraverso un buco (bocchetta) praticato nella porta. In questa maniera resero possibile l'apertura della porta dall'esterno solo alle persone in possesso di un pezzo di legno con le giuste dimensioni di curvatura, diametro e lunghezza: questo semplicissimo pezzo di legno ricurvo è da supporre sia stata la prima chiave.

 

Chiusura con bastone oscillante

1) Buco (bocchetta) per l'inserimento della leva
2) Leva (chiave) di sbloccaggio del bastone oscillante
3) Bastone oscillante (saliscendi)
4) Piolo d'incernieramento

Il bastone veniva sollevato con un pezzo di legno ricurvo infilato dall'esterno attraverso il buco praticato nella porta

Devono essere passati moltissimi secoli prima che questo primitivo sistema di chiusura subisse qualche sensibile cambiamento

L'abitazione, ora, non era più la caverna. Gli uomini costruivano città con case e templi, soprattutto templi monumentali con grossi massi di pietra. All'interno muri massicci dividevano locali adibiti a usi diversi. Le porte molto pesanti, per le enormi dimensioni, appoggiavano e ruotavano su cardini di metallo.

Nonostante fossero passati moltissimi secoli, veniva ancora usata per la chiusura una spranga mobile fissata entro due cavità laterali degli stipiti o scorrevole entro supporti di rame o di legno.

Le più antiche serrature conosciute, che gli archeologi hanno datato di oltre 4000 anni, sono quelle scoperte negli scavi del tempio di Sargon a Khorsabad (Mesopotamia) nelle tombe di Luxor e quelle rappresentate sugli affreschi di Karnak (Egitto).

Pare perciò che i Semiti e gli Egizi siano stati i primi a utilizzare delle vere e proprie serrature. Della massima semplicità furono quelle degli scrigni a pioli di legni incrociati. Un piolo verticale si incastrava in uno orizzontale bloccando lo sportello. Chiusure di questo tipo sono ben visibili in alcuni cofanetti provenienti dalla tomba del Faraone Tuntankhamon (1345-1336 a.C.) della fine della XVIIIa dinastia egizia ( 1570-1320 a.C.).

 

Scrigno egizio. Secolo II a.C., Museo Egizio del Cairo. Scrigno in legno rivestito con foglia d'oro sbalzata ritrovato nella tomba di Tutankhamon. Sono evidenti nella parte alta e bassa delle ante i fori dove venivano infilati orizzontalmente i pioli di legno per il bloccaggio.

Molto più complesse furono le serrature per i portoni dei templi. Erano in legno, di grosse dimensioni, e non avevano nulla in comune con quelle focalizzate nella nostra mente. Una spranga con alcune scanalature verticali in prossimità di un'estremità, scorreva orizzontalmente entro staffe di legno. Una di queste era attrezzata con pioli di bloccaggio, smussati alla base, i quali, cadendo per inerzia, andavano a infilarsi nelle scanalature di riscontro praticate sulla spranga, bloccandola. Per sbloccare la chiusura e permettere alla spranga di scorrere, veniva usata una particolare chiave di legno che aveva infissi a un'estremità un numero di puntali di ferro (pettine), di altezza e a distanza gli uni dagli altri, uguale a quello delle scanalature dei pioli della serratura.

Il numero dei pioli, la distanza fra l'uno e l'altro e la loro diversa profondità davano la possibilità di costruire infinite varianti di combinazioni. Dovendo alzare i pioli di bloccaggio di spranghe di grosse dimensioni, queste chiavi raggiungevano lunghezze enormi, talvolta anche oltre il metro, tanto che per poterle manovrare era necessario l'intervento di due persone.

 

Serratura egizia in legno

1) Vista d'assieme (portone con spranga, staffa di bloccaggio, staffe di scorrimento e chiave)
2) Profondità delle scanalature (= altezza dei denti del pettine)
3) Staffa in legno con pioli verticali a caduta
4) Distanza fra le scanalature (= distanza tra un dente e l'altro del pettine)
5) Spranga scorrevole in legno
6) Vista particolareggiata di un piolo di bloccaggio
7) Particolare della spranga con gli intagli (riscontri) verticali
8) Altezza dei denti del pettine
9) Distanza tra dente e dente
10) Chiave in legno con pettine a quattro denti in ferro

Un analogo tipo di serratura, con funzionamento non molto dissimile, verrà usato nelle serrature in legno dell'Italia Centro meridionale del XIIV° e XVIII° secolo e ripreso dell'americano Linus Yale Senior nel 1850.

 

Serratura in legno. Italia centro-meridionale (Puglia), sec. XVII. Il sistema di funzionamento delle serrature in legno dell'Italia centro-meridionale del XVII e XVIII secolo era simile a quello delle serrature egizie in legno. Chiave in ferro con l'impugnatura divisa in due parti incernierate fra di loro e pettine a tre denti.

Serratura in legno. Vista dal retro.

 

Sezione della serratura in legno. Per sbloccare e far scorrere il chiavistello bisognava infilare la chiave nella cavità scavata nel chiavistello, spingerla in alto per alzare i pioli di bloccaggio e tirarla energicamente. Il metodo d'uso di questi tipi di chiave ricorda quello delle chiavi romane a "doppia spinta".

Mancando testimonianze certe che documentino dove e quando la prima chiave, dalla forma a noi familiare, fece la sua apparizione, mi limiterò a elencare alcuni riferimenti che possano, se non fissare date certe, almeno indicarne di approssimative.

Omero, poeta greco che visse più di 900 anni prima di Cristo e che descrisse fatti accaduti nel 1200-1100 a.C., nel libro XXI° dell' Odissea, verso 5°, scriveva:
"La donna salse alla magion più alta, e dell'abil sua man la bella e ad arte curvata chiave di metallo prese pel manubrio di candido elevante. Ciò fatto, andò con le fedeli ancelle nella stanza più interna, ove i tesori serbavansi del re: rame, oro e ferro ben travagliato". (Penelope teneva in mano la chiave di metallo con l'impugnatura d'avorio che le serviva per aprire la stanza dei tesori).

Euripide, tragediografo greco (480-406 a.C.) nelle Troiane e Aristofane, il più grande poeta comico ateniese e dell'antichità (445-385 a.C.) nelle Tesmoforiazuse (satira scherzosa su Euripide e le sue tragedie), parlano spesso della chiave e della sua simbologia.

Plauto Tito Maccio (254-184 a.C.) il più grande poeta comico di Roma, nella commedia Carculio, atto I, scena II, fa riferimento a sistemi di chiusura in ferro.

Plinio Gaio II, detto il Vecchio, naturalista e storico romano (23 a.C. - 79 d.C.), scrisse che un certo Theodore di Samos, scultore greco vissuto circa 600 anni prima di Cristo, avesse avuto l'onore di inventare la prima serratura con chiave.

Nella Bibbia, sia nel Vecchio sia nel Nuovo Testamento, si fa molto spesso riferimento al vocabolo muftah che significa chiave: Libro dei Giudici (930-913 a. C.) 3,23 e 25; Libro del Siracide (180 a.C.) 42,6 e 28,5; Apocalisse (95 d.C.) 3,7 e 20,1; Cantico dei Cantici (900 a.C.) 5,3; Neemia (350 a.C.) 3,3; Baruc (581 a.C.) 6,17; Samuele (930-913 a.C.) 2,8; Proverbi (300 a.C.) 26,14; Libro dei Re (621-586 a.C.) 7,50; Isaia (786-693 a.C.) 22,22; Amos (789-738 a.C.) 1,5; Deuteronomio (640 a.C.) 32,25; Matteo (42-50 d.C.) 16,19 e Luca (62-63 d.C.) 11,52.

Si può pertanto supporre che qualche secolo prima della nostra era, L'Egitto, la Grecia e Roma usassero chiavi di metallo con le caratteristiche di quelle attuali: anello (impugnatura), asta, pettine. Il mistero della patria e della data d'origine dell'uso di questo tipo di chiavi è pertanto ben lontano dall'essere risolto, nè forse potrà mai essere risolto, poichè la possibilità che l'invenzione di quest'oggetto sia avvenuta contemporaneamente in posti diversi è la più probabile e veritiera.

Serratura "Byougothe" Arcipelago Bissagos, Guinea.

1) Supporto in legno (piastra)
2) Chiavistello in legno con incisioni o tacche di riscontro per l'incastro delle barrette di bloccaggio;
3) Barrette in legno di bloccaggio (a caduta) del chiavistello
4) Chiave in legno con fusto con protuberanze o denti (n. denti = n. barrette = n. tacche)

L'inglese Joseph Bramah, rifacendosi al sistema di bloccaggio di questa serratura, ideò e costruì nel 1784 quella che ancora oggi viene chiamata "serratura a pompa"

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