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Italia centro-meridionale e isole

 

Roma, capitale d'Italia e sede papale, ebbe la fortuna di disporre dei più grandi maestri d'arte di ogni tempo, così che se non dava origine a un certo stile o a una certa moda, ne era comunque sempre coinvolta, tanto da diventare poi d'esempio ai paesi soggetti e a quelli limitrofi. La stessa considerazione va fatta anche a riguardo di ciò che i maestri artigiani capitolini del ferro battuto seppero esprimere nei vari secoli.

Chiavi da mobile. Italia centro-meridionale, XV secolo. Chiavi femmine costruite con la tecnica della chiave femmina forgiata dalla lamiera. Lunghezza 11 e 9 centimetri.

Durante il Rinascimento le forme, il gusto e i disegni dei manufatti capitolini in ferro battuto furono simili a quelli degli altri Stati italiani, senza però raggiungere la qualità artistica e l'originalità di quelli toscani, lombardi o veneziani. I ferri battuti realizzati invece nel periodo barocco, pur non raggiungendo gli elevati livelli di nazioni quali la Francia e la Germania, furono d'esempio a tutto il resto d'Italia. Anche se Roma fu promotrice, luogo e centro motore dell'architettura barocca in Europa, preferì, al contrario di altre nazioni, l'uso della pietra e del marmo a quello del ferro. È a causa di ciò che mancano opere in ferro battuto che destino impressione e meraviglia, nell'epoca in cui l'arte fabbrile raggiunse ovunque oltralpe il suo più alto grado di sviluppo.

Nell'Italia meridionale, pur manifestandosi un intenso fervore d'arte che portò alla realizzazione di numerose e originali costruzioni barocche, vi fu una ancora più esigua produzione di opere in ferro che a Roma. I manufatti che ci sono stati tramandati sono solitamente dimostrazione di una locale, semplice e artigianale lavorazione fabbrile. Nelle Isole, terre di conquista in ogni epoca da parte di Arabi, Spagnoli e Normanni, vennero prodotti manufatti in ferro nel gusto dell'arte del conquistatore; così per esempio le chiavi e serrature catanesi e palermitane sono dapprima di evidente ispirazione arabo-moresca, per poi diventare baroccheggianti durante il Regno delle due Sicilie.

Chiavi da porta. Italia meridionale, XVI secolo. L'essenzialità della costruzione e la forma rotonda delle impugnature ricordano quelle romaniche. La più grande è maschia ed è forgiata dal massello; l'altra è femmina ed è forgiata dalla lamiera. Lunghezza 15 e 11 centimetri.

Parallelamente ai manufatti costruiti negli stili del conquistatore, i maestri artigiani insulari del ferro battuto, a dimostrazione di un'antica propria tradizione, esperienza e inventiva, costruirono chiavi, serrature e ferramenta di gusto locale. La chiave è piuttosto semplice e ricorda un po' quella romanica: l'impugnatura è tonda; la base spesso manca; l'asta è quasi sempre piena; il pettine di disegno molto semplice.

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