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Chiavi primi novecento

 

Verso l'ultimo quarto dell' 800 un nuovo e originale fermento innovativo, nato in Inghilterra, ma fatto proprio dai Francesi, soprattutto a Parigi, fu motivo d'impulso a ogni comparto delle arti. Il nuovo stile, denominato Modern Style in Inghilterra, Art Nouveau in Francia, Judendstil in Germania e Floreale in Italia (ma indicato comunemente da tutti con il termine di Liberty), si diffuse rapidamente in tutta Europa raggiungendo la sua piena fioritura all'inizio del '900.

Questo originale stile, i cui temi predominanti erano i motivi floreali stilizzati e i capricciosi svolazzi, portò nuovo e operoso fervore all'arte fabbrile e, per l'ultima volta, il ferro battuto raggiunse un posto d'onore nell'arte con effetti altamente decorativi.

Chiavi femmine da mobile. Italia, inizi XX secolo. Lunghezza della più grande 11 centimetri, della più piccola 6 centimetri.

Purtroppo questa nuova stagione del ferro battuto, che aveva avuto la sua rinascita in Francia e la sua primavera in Italia con le prime biennali di Monza, fu solo una fiammata, giungendo infatti a un rapido tramonto nel fragore della prima Guerra mondiale (1914). La causa del veloce declino non fu una debolezza delle capacità artistiche del fabbro, ma l'affermarsi ovunque in maniera preponderante della produzione industriale. Il fenomeno industriale assunse dimensioni sempre più importanti, determinando i presupposti ideali per la fabbricazione di prodotti di buona qualità a prezzi molto contenuti. Ciò fu il motivo che costrinse i fabbri a trasformarsi in serramentisti o in carpentieri e le loro officine in piccole fabbriche.

Oggi, infatti, chi dovesse entrare in una fucina non sentirebbe martellare alacremente, non vedrebbe le braci rosseggianti, la cappa fuligginosa o l'incudine rintronante, ma solo un team molto affiatato di uomini e macchine. Le botteghe, dove si batteva il ferro nel senso più tradizionale, andarono via via scomparendo più o meno rapidamente dappertutto.

Chiavi da porta. Lombardia, 1920-1930. Interessanti per il materiale usato (alluminio) e il sistema di costruzione (fusione). Furono forse questi gli ultimi tentativi per salvare l'uso di una tipologia di chiavi dalle forme e dimensioni di quelle antiche, ormai troppo pesanti e costose per quei tempi. Lunghezza 14, 10 e 8 centimetri.

Nel periodo che va dagli inizi del '900 sino alla prima Guerra mondiale confluirono e convissero le idee più diverse e le tendenze più disparate. L'eredità dell' 800 e dei secoli passati si mescolò ai nuovi fermenti sociali e alle rivoluzionarie scoperte scientifiche. All'inizio di questo secolo si cominciarono a utilizzare serrature con dischi a frizione (Sargent, 1830) e serrature cronometriche. La prima veniva sbloccata con combinazioni di numeri (facendo ruotare i dischi uno in senso contrario all'altro) e l'altra a tempo: entrambe perciò senza l'ausilio della chiave.

Nei primi anni del '900 i prodotti industriali cercarono di imitare il lavoro manuale riproducendo l'oggetto come se fosse stato costruito artigianalmente; ciò per dare una nobiltà d'aspetto al pezzo realizzato in serie. La produzione industriale portò alla realizzazione di chiavi, serrature e ferramenta in genere in grandi serie. L'unicità della chiave, come manufatto d'arte, è persa per sempre: inizia l'epoca dei grandi collezionisti di chiavi, serrature e oggetti in ferro antichi. Il '900 non ha portato nessuna grossa novità in fatto di meccanismi di chiusura se non, in tempi recentissimi, il perfezionamento di alcuni di quelli descritti. Negli anni '60 la chiave e il cilindro meccanico Yale furono perfezionati da Zeys in meccanico-magnetico (magneti a polarità prefissata); negli anni '70 vennero introdotte chiavi elettriche a codice elettronico e negli anni '80 tessere (chiavi) a codice magnetico

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