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Chiavi ottocentesche

 

Il secolo iniziò con le glorie dell'Impero napoleonico e si concluse con i fasti decadenti della Belle Époque. Fu un secolo di grandi trasformazioni e di profondi mutamenti nella cultura, nella politica, nell'economia, nella produzione e, di conseguenza, nel costume.

La candela che per secoli, unica fonte di luce, illuminava ancora i primi anni dell' 800 lasciò il posto, per sempre, alla lampadina. In queste due luci così diverse e nella differente atmosfera che esse creano si può cogliere l'antitesi dei due mondi a cui il secolo fa da tramite. Dopo la Rivoluzione francese (1789) ci fu la lenta decadenza e il declino di un po' tutte le arti. Anche l'arte fabbrile, tanto fiorente nei secoli passati, decadde sensibilmente, dando l'impressione che non sarebbe sopravvissuta oltre la prima metà del XIX secolo. Le cause di tale declino non furono i tempi difficili, le rivoluzioni o le guerre, ma l'industrializzazione progressiva e la nuova tecnologia per la lavorazione del ferro. La nave a vapore, il treno, l'elettricità e le macchine mutarono il corso della storia dando via libera all'affermarsi ovunque della produzione industriale.

Congegno a leve mobili.
1) molle di contrasto
2) chiavistello
3) leve mobili di bloccaggio
4) chiave a camme (numero di canne = numero leve mobili)

Perchè affaticarsi a forgiare il ferro quando lo si poteva fondere e stampare? Perciò l'arte fabbrile, per quasi tutto il secolo, cadde in un lungo torpore dando la sensazione che fosse tramontata per sempre e che arricciare, scindere, torcere e comprimere il ferro fossero ricordi di una faticosa arte dei tempi lontani. Il nuovo orientamento preferì, alla costruzione artigianale di manufatti in ferro secondo progetti e forme inconsuete, la produzione in grande serie. Le chiavi e le serrature venivano considerate esclusivamente sotto l'aspetto tecnico, ossia della sicurezza, tralasciando completamente quello estetico.

La macchina, sostituendosi all'uomo, privò l'opera finale del gusto e dell'espressione artistica che il maestro artigiano sarebbe stato in grado di infondere. D'altronde l'obiettivo era garantire la sicurezza e l'inviolabilità a ogni costo; ciò portò all'invenzione di ogni sorta di bloccaggi: serrature a leve mobili di bloccaggio con chiavi a camme; serrature a pompa con chiavi cilindriche a intaglio o con appendici circonferenziali; serrature con dispositivi a combinazione. Si fece sempre più uso di casseforti che dovevano essere inviolabili, a prova di fuoco, acqua ed esplosivo.

Serratura a leve mobili a quattro punti di bloccaggio. Lombardia, metà XIX secolo. Piastra sagomata, mostra intagliata e arricchita da ageminature in ottone a forma di croce camuna. Chiave con pettine rettangolare e fronte a quattro camme. Dimensioni della serratura 40 x 15 centimetri, lunghezza della chiave 12 centimetri.

Benchè fossero stati registrati una ventina di brevetti prima di quello di Jeremiah Chubb, è però quest'ultimo unanimamente considerato colui che perfezionò e diede la forma definitiva alla serratura a leve mobili. Registrò il suo primo brevetto il 13 febbraio 1818; successivamente venne completato nel 1824, 1833, 1846, 1847 dal fratello Charles Chubb e dal nipote John Chubb. Il nome dei Chubb è rimasto associato al meccanismo a leve in maniera così forte che, in molti Paesi europei, questo tipo di serratura è chiamata serratura Chubb.

L'invenzione in assoluto più rivoluzionaria fu però quella di Linus Yale Junior, figlio di un fabbro del Connecticut. Egli, sfruttando il concetto delle serrature egizie a sollevamento dei pioli, che il padre Linus Senior (1821-1868) aveva alcuni anni prima ripreso costruendo una serratura del tutto simile a quelle usate dagli antichi egizi, brevettò nel 1857 un tipo di serratura con un congegno cilindrico a perni diventata la più diffusa al mondo. Il figlio, invece che con il padre, si associò nel 1868 con un altro famoso serrurista di nome Henry R. Towne. Il gruppo Yale & Towne resta ancora oggi il maggior costruttore mondiale e Yale è il nome comune per indicare le chiavi delle serrature con cilindri e perni.

Robuste chiavi maschie da porta. Italia centro-settentrionale, metà XIX secolo. Hanno in comune il sistema di costruzione: quello della chiave maschia forgiata dal massello. La parte più curata delle chiavi di quest'epoca fu il pettine, in quanto l'inviolabilità della serratura era più importante dell'aspetto artistico. Questo nuovo modo di intendere la chiusura portò i fabbri a costruire le chiavi con pettini sempre più tecnici, trascurando completamente l'aspetto artistico. Lunghezza media 14 centimetri.

Per circa duemila anni la chiave ruotando ha spinto il chiavistello: in questo caso invece la chiave spinge i perni di bloccaggio nella posizione di sblocco e, ruotando, trascina il cilindro, che, corredato da un'appendice, spinge il chiavistello. Le garanzie di sicurezza (a causa delle infinite possibilità di combinazioni), le ridotte dimensioni e la possibilità della fabbricazione in serie, in quantità industriali e a bassi costi, decretarono l'incontrastata fortuna e il successo di questo tipo di chiave e relativo innovativo sistema di bloccaggio. L'arte fabbrile ottocentesca non produsse una propria specifica tipologia di chiavi e serrature. Per la prima metà del secolo si continuarono a costruire chiavi di forma neoclassica, direttorio e impero; nella seconda metà, mancando chiare proposte d'arte, vennero riprese le forme di un po' tutti gli stili del passato, a volte in maniera così perfetta da trarre oggi in inganno anche gli esperti più preparati.

Cassaforte lombarda con doppio fondo e due segreti. Sulla piastra interna, di protezione al meccanismo della serratura a pompa, si legge la scritta: "Maffioli Carlo fece in Milano, 1862". Carcassa linea incamiciata con lastre di lamiera di notevole spessore; sportello impreziosito da guarnizioni in bronzo dorato; serratura a cinque punti di bloccaggio. In dotazione: una chiave cilindrica a intagli circonferenziali per l'apertura della serratura a pompa; una a grimaldello e una per l'apertura della serratura del doppio fondo segreto. Il mobile di sostegno in larice è coevo; ha lo sportello rivestito esternamente con lastre di lamiera, dotato di propria serratura. Dimensioni della cassaforte: lunghezza 55 centimetri, altezza 76 centimetri, profondità 37 centimetri; del mobile di sostegno: lunghezza 57 centimetri, altezza 82 centimetri, profondità 42 centimetri.

In linea generale la chiave è sempre molto massiccia e robusta: l'impugnatura è quasi sempre ovale, la base appena accennata, l'asta liscia e il pettine, la parte più curata, piuttosto elaborato.

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