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Chiavi fuse in stampi

La fusione del ferro determinò una sensazionale rivoluzione tecnologica in quanto consentì di riprodurre un oggetto un infinito numero di volte. Il ferro fuso venne utilizzato soprattutto in Gran Bretagna fra a metà del XVIII secolo e i primi decenni del successivo e un po' ovunque su larga scala dagli inizi dell' '800.

Costruire chiavi fuse consisteva nel fondere il materiale ferroso e poi versarlo in uno stampo che rappresentasse il negativo della chiave. Lo stampo poteva essere di tipo transitorio (terra compattata entro un contenitore detto staffa), con il quale si fondevano preferibilmente chiavi di grandi dimensioni; o di tipo permanente (stampo metallico detto conchiglia), con il quale si fondevano preferibilmente chiavi di piccole dimensioni.

Chiavi fuse in "stampi".
a) staffa
1) preparazione del modello in legno
2) riempimento delle staffe con terra da fonderia e compattatura
3) opposizione di una staffa sull'altra
4) riempimento del calco con materiale ferroso liquido
5) distaffatura e sterratura della chiave
6) rifiniture

Chiavi fuse con quest'ultimo tipo di stampo furono usate soprattutto in Inghilterra a partire dalla metà del XVIII secolo. Mentre il procedimento per la costruzione di chiavi fuse in stampi permanenti era abbastanza semplice, nel senso che bastava versare il metallo liquido nello stampo e lasciarlo raffreddare, piuttosto complesso era invece quello per la costruzione di chiavi fuse in stampi di tipo transitorio.

Nella fase 1 il modellista preparava il modello della chiave in legno, in maniera che si potesse dividere longitudinalmente a metà. Nella fase 2 si preparavano le staffe. Una prima metà del modello in legno della chiave da costruire veniva appoggiata, dalla parte piana, sul tavolo di lavoro all'interno della staffa e poi ricoperto con terra di fonderia ben compattata. Una volta certi che la terra intorno al modello fosse stata compattata in maniera tale che l'impronta lasciata (calco), una volta estratto il modello, sarebbe stata chiara e ben delineata, si ripetevano le stesse operazioni con l'altra staffa.

Chiave fusa in "stampi" di tipo transitorio. Italia settentrionale, XIX secolo. Singolare la presenza del serpente avvinghiato al fusto e all'impugnatura. Chiavi di questo tipo vennero spesso usate come insegne. Rifiniture con lime. Lunghezza 31 centimetri.

La terra di fonderia era una sabbia particolare in quanto, oltre che avere il punto di fusione superiore a quello del materiale fuso, e una grande porosità che facilitasse l'uscita dei gas sprigionati durante il riempimento, doveva possedere una consistenza e plasticità tali da permettere la compattatura (formatura). Nella fase 3, dopo aver estratto le due metà del modello, si opponeva la prima staffa sulla seconda in modo che si formasse all'interno delle due un vuoto, della forma, al negativo, della chiave da costruire.

Nella fase 4 si versava il materiale ferroso liquido attraverso il canale di riempimento, precedentemente praticato, fino a quando non fosse traboccato dal canale di sfogo, appositamente preparato per indicare il completo riempimento del calco. Si lasciava raffreddare (solidificare) lentamente, dopo di che si separavano le due staffe (distaffatura) e si toglieva la chiave dalla terra (sterratura). Nella fase 5 la chiave veniva liberata dalle appendici dei canali di fusione e di sfogo e ripulita. Nella fase 6 veniva rifinita in ogni sua parte.

Le chiavi fuse sono spesso riconoscibili dalla linea, in rilievo, di congiunzione delle due staffe.

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