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Cenni sulla storia del ferro

 

Parlare dell'inizio dell'uso del ferro nell'antichità è pressochè impossibile: il mistero che avvolge la sua origine non consente di fare altre supposizioni oltre a quelle espresse fino a oggi dagli archeologi. L'uomo usò l'oro, l'argento, il rame, lo stagno e il bronzo prima del ferro, ma fu l'età del ferro quella che mise, più di ogni altra, l'umanità sulla via della civilizzazione. L'utilizzo del nuovo metallo fu infatti causa di un sostanziale mutamento delle condizioni dell'uomo e corrispose, generalmente, al periodo conclusivo della vita preistorica.

L'età del ferro non ha ovunque un univoco e comune riscontro cronologico; è pienamente storica solo per i paesi dell'Asia Centrale e del Mediterraneo e coincide con gli imperi Assiro-Babilonesi (2300-538 a.C.), Persiano (800-331 a.C.) e con l'epoca della colonizzazione fenicia (2000-814 a.C.) e greca (2000-500 a.C.).

Bisogna però distinguere il periodo tra l'apparizione del ferro sotto forma di oggetti minuti, per lo più di ornamento, dal periodo in cui viene razionalmente estratto e adoperato. Fu infatti l'inizio di una vera e propria industria siderurgica l'effettiva causa che determinò la nuova civiltà che con il ferro si sviluppò.

Manufatti in ferro forgiato. Museo Nazionale Atestino, Este (Pd), necropoli casa di ricovero, tomba n.232, sec. VI a.C.. Un'ascia, un coltello, un morso equino, un gancio con anello e due fibule appartenenti al corredo della Ia deposizione maschile.

Fino alla fine del secondo millennio a.C. non è assolutamente il caso di parlare di una qualsiasi lavorazione del ferro, come la si può definire oggi, nemmeno per i popoli di più antica civiltà residenti nel Mediterraneo Orientale e nell'Egeo: Egizi, Assiri, Fenici e Greci. Il ferro a quei tempi era tanto raro che se ne giustificò perfino l'inserimento negli ornamenti personali unitamente all'oro, all'argento, alle pietre preziose e agli smalti. Di ognuna di quelle civiltà si sono trovati magnifici manufatti in rame, bronzo, ceramica, avorio, oro, argento, legno e persino tessuti. Ma di ferro poco o niente, di lavori artistici in ferro nessuna traccia.

Si potrebbe supporre che la facile ossidazione di questo metallo non abbia consentito ad alcun oggetto di giungere fino a noi. In realtà ottenere il ferro, lavorabile a martello, era talmente difficile per la primitiva metallurgia preistorica, da poter affermare, quasi con assoluta certezza, che le piccole quantità usate negli ornamenti fossero ottenute lavorando i pochi frammenti di ferro trovati affioranti in natura e formatisi per chissà quale fenomeno geologico.

 

Officina del fabbro ferraio. Museo Archeologico di Aquileia (UD). La stele, del I° secolo d.C., dà un significativo scorcio del lavoro dei fabbri nell'antica Roma. Alle spalle del maestro, seduto intento al lavoro, l'apprendista attizza il fuoco con un mantice a due canne, proteggendosi dalle scintille per mezzo di uno scudo. Sulla parte destra sono raffigurati un martello, una tenaglia, una lima e una serratura.

Inoltre i vantaggi riscontrati nel rame e nella sua proprietà di legarsi allo stagno (bronzo), l'esteriore bellezza del bronzo e la reale difficoltà di estrazione e lavorazione del ferro ne ritardarono il suo impiego.

I primi oggetti di ferro forgiato furono trovati nel vicino Oriente. In Anatolia furono scoperte delle tombe nelle quali vennero rinvenuti pugnali e daghe, in ferro, forgiati, pare, circa nel 2450 a.C.

Valenti archeologi, pur concordando nello stabilire che anche gli Egizi conoscevano il ferro più di 3000 anni prima di Cristo, affermano che passò lunghissimo tempo prima che venisse usato con una certa abbondanza. Fatto che sembra sia avvenuto sotto Ramsete II, terzo Faraone d'Egitto, della XIXa dinastia, che regnò dal 1298 al 1232 a.C., nella tomba del quale furono trovate asce, pugnali e varie armi di ferro.

Ciò documenterebbe, con una certa sicurezza, che l'età del ferro in Egitto sia iniziata circa nel 1300 a.C. Il minerale, con ogni probabilità proveniva della Siria, una della prime regioni al mondo a conoscenza della tecnica siderurgica. Pare certa, infatti, la posizione primaria tenuta dalle regioni dell'Asia Minore per la propagazione nel mondo antico della tecnica siderurgica vera e propria.

Intorno al 1200 a.C. la metallurgia del ferro si diffuse dal vicino Oriente nell'Egeo e, progressivamente, in tutto il bacino del Mediterraneo orientale. L'uso del ferro, una volta divenuto corrente a tutti i popoli del Mediterraneo orientale, si propagò agli inizi del primo millennio a.C., attraverso la Sicilia e l'Italia, nell'Europa centrale.

Col passare degli anni, il lento ma continuo progresso della metallurgia perfezionò ulteriormente la costruzione dei forni per ottenere l'alta temperatura necessaria per la fusione del minerale ferrifero (1600°: superiore di 600° a quella per fondere il rame e di 700° a quella per fondere il bronzo). Ciò permise agli uomini di poter disporre di maggiori quantità di ferro divenuto indispensabile allo sviluppo delle nuove civiltà nascenti.

 

Chiavi di Rotzo. Dall'abitato protostorico del Bostel (Vi), III°-II° sec a.C. Museo Nazionale Atestino, Este (Pd). Chiavi in ferro forgiato dal massello, ritrovate negli scavi di Rotzo nel 1966.

Dovunque, a poco a poco, accanto al rame e al bronzo si fondeva il minerale ferrifero per poi martellarlo e lavorarlo. Da popolo a popolo, da civiltà a civiltà, la progressiva esperienza umana nella complessa lavorazione del ferro non ebbe tregua. Si svilupparono e si diffusero in tutto l'Occidente forni per la produzione del ferro greggio, specie in vicinanza di miniere dove il minerale, spesso affiorante, consentiva un minor lavoro di scavo e maggiore facilità di trasporto.

Si moltiplicarono e si sparsero ovunque le officine dove il ferro veniva forgiato e lavorato. L'opera dei fabbri raggiunse livelli qualitativi sempre più alti e i loro prodotti, sempre più richiesti, furono alla portata di tutti.

Oltre ai ferri del mestiere necessari ai molti settori dell'artigianato e dell'agricoltura, l'arte fabbrile allargò il suo apporto prezioso alle costruzioni militari e civili, alla forgiatura di bandelle di rinforzo, inferriate, cardini, serrature, dando così inizio all'arte del ferro battuto come noi oggi la intendiamo.

 

Chiave pre-romana in ferro. Italia settentrionale, area veneta, IV-III sec. a.C. Tecnica di costruzione: chiave maschia dal massello. L'impugnatura di forma triangolare, di sezione rettangolare, porta ancora evidenti tracce di incisioni geometriche. Il pettine, ricavato dal proseguimento dell'impugnatura piegata e ripiegata più volte ad angolo retto, è formato da cinque denti. I quattro denti centrali sono saldati per bollitura; il quinto, invece, è ricavato dal proseguimento dell'impugnatura piegata ad angolo retto. La serratura e il chiavistello erano in legno; il trascinamento del chiavistello avveniva inserendo i denti del pettine nei fori di riscontro effettuati nello stesso e spostando la chiave.

L' uomo, poi, sempre teso a nobilitare qualsiasi prodotto, espressione del proprio intelletto, non si accontentò di forgiare il ferro nelle forme necessarie ai diversi usi, ma lo martellò, lo torse, lo incise, lo intagliò, lo scolpì, così che nessun oggetto in ferro, nemmeno il più comune, sfuggì a un lavoro di abbellimento e l'umile, ma forte metallo, divenne motivo di lavoro artistico.

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